Ripubblichiamo qui, in ricordo di Gian Luca D’Errico, le parole che Pierroberto Scaramella gli ha dedicato nella mailing list della SISEM. La Redazione di StModerna si unisce al cordoglio di tutti e tutte per una perdita così dolorosa.
La sera del 10 gennaio è scomparso, giovanissimo, Gian Luca D’Errico, storico sociale e accreditato studioso della Congregazione della Santa Romana Inquisizione. La sua malattia, dal momento della diagnosi, lo ha consumato in meno di due mesi, lasciando sconcertati la moglie con i suoi tre figli, i colleghi del suo dipartimento, e gli amici tutti. D’Errico, dopo il dottorato, è stato ricercatore a contratto presso la Katholish-Theologische Facultät di Münster; visiting scholar presso il Max Planck Institute for Legal History di Francoforte; fellow presso l’Università di Bielefeld. Ha avuto un assegno di ricerca annuale dall’Università di Bologna e due assegni di ricerca annuali dalla Scuola Normale Superiore di Pisa. È stato per un anno professore a contratto, con un corso di Storia del cristianesimo, presso l’Università di Bologna. Nel 2018 aveva conseguito l’abilitazione nazionale ad associato per l’insegnamento di M-STO/02, Storia Moderna.
Nella sua brevissima e intensa carriera, i due rami della ricerca, storico sociale e storico dell’Inquisizione romana, che si concretizzava in una assidua frequentazione archivistica, si consolidarono, nel corso del tempo, i legami con la sua maestra e mentore, Claudia Pancino, e con due tra i più importanti studiosi del Sant’Ufficio romano: Vincenzo Lavenia (significativo anche il suo contributo ad un documentario RAI sulla stregoneria, accanto ai proff. Lavenia e Prosperi) e Giovanni Romeo.
Ma i risultati delle sue ricerche vennero sviluppati, su di un piano didattico, nei cinque anni del corso di Storia Sociale, presso il Dip ForPsiCom nell’Università di Bari, sempre come professore a contratto. Dai pochissimi studenti del primo ciclo, si era arrivati, nell’anno accademico 2024-2025, ad oltre 100 iscritti.
Un’intensa attività di ricerca, un impegno costante nella didattica, ed un particolare carattere che lo rendeva ben accetto non soltanto alla comunità scientifica, ma agli ambienti di studio degli archivi, soprattutto ecclesiastici, e in particolar modo alla comunità studentesca. Egli è stato un docente molto amato, molto legato al suo corso che era capace di rinnovare di anno in anno.
Eppure D’Errico non riuscì mai, nonostante la mole notevole delle pubblicazioni, ad ottenere un riconoscimento ufficiale ed una cattedra in una Università italiana. Al primo volume del 2012 L'Inquisizione di Bologna e la Congregazione delSant'Uffizio alla fine del XVII secolo. Analisi e ricerche, seguirono, per citare soltanto i più importanti: Il Corano e il pontefice. Ludovico Marracci fra cultura islamica e Curia papale (2015, curatela); Giovanni Battista De Luca, il diritto papale e l’Inquisizione romana. Le ragioni di un dissenso. Analisi e documenti, del 2023, ed una serie importante di saggi sparsi tra cui, ancora inedito, un lavoro sulla blasfemia ereticale. Ma non bisogna dimenticare la traduzione e curatela del volume di C.F. Black, Storia dell’Inquisizione in Italia. Tribunali, eretici, censura, del 2013.
Inoltre, anche per arrotondare lo stipendio, pubblicò una serie di volumetti per le collane storiche del Corriere della Sera (Della Rovere e Gonzaga per la collana “Grandi dinastie della storia”; El Cid, Pietro il Grande e Masaniello. La follia di un capopopolo, per “I Signori della Guerra”, Madame de Pompadour per la collana “Grandi donne della storia”). Un’inesauribile capacità lavorativa che non tralasciò mai le ricerche dello specialista, e la produzione scientifica propriamente detta.
Il professore veniva chiamato nel piccolo villaggio di pescatori dove abitava, Torre San Gennaro, in provincia di Brindisi, perché lui stesso era un pescatore accreditato, e un subacqueo ben reputato. E in quel borgo era conosciuto come il professore perché erano giunti sin lì gli echi delle sue attività universitarie, e perché in edicola si potevano comprare i suoi libretti. D’Errico viveva con piacere questa doppia dimensione della sua vita, rintanato un una minuscola casa, a pochi metri dal mare, dove divideva l’alloggio con una papera.
L’ultimo suo lavoro di grande respiro, Le lettere delle diocesi del Regno di Napoli alla Congregazione del Sant’Uffizio (1554-1643), svolto grazie ad un assegno di ricerca nell’ambito di un progetto Prin da me diretto, concluso per la trascrizione e annotazione delle oltre 1000 lettere, è rimasto incompiuto nell’introduzione. Assieme al coordinatore del gruppo di Verona, Federico Barbierato, abbiamo deciso di pubblicarlo lasciando il lavoro allo stadio nel quale era stato interrotto per il diffondersi della malattia, senza far terminare ad altri il saggio introduttivo.
D’Errico ci ha lasciato, in questo inizio di anno convulso e periglioso, in silenzio, così come era vissuto, pur nel disagio, se non nel dolore, di non veder riconosciuto il suo lavoro. Se infatti i rapporti in ambito dipartimentale sono sempre stati improntati alla collaborazione con colleghi e colleghe che si concretizzavano nella cotutela delle tesi di laurea (soprattutto con le colleghe Angela Carbone e Franca Pesare), e nella partecipazione assidua ai seminari di studio, non arrivò mai una sanzione istituzionale che ne riconoscesse il ruolo, il curriculum, il valore di studioso di fama. D’Errico in due mesi se ne è andato lasciando più di un meraviglioso ricordo, per la sua umanità e per le indubbie virtù, i meriti, e le competenze. Ma ci ha lasciato anche in eredità un ingombrante, rumoroso, insistente rimpianto.
Pierroberto Scaramella
Ord. Storia Moderna, Uniba