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il sole 24 ore -  29/06/2008

Credere a streghe e lupi mannari

di Paolo  Rossi

Nei boschi francesi, nel corso del Cinquecento e oltre, correvano creature per metà uomini e per metà lupi. Uccidevano e spesso divoravano le loro vittime. Quando venivano catturate erano subito processate e molto spesso giustiziate. Uno di questi personaggi, che si chiamava Gilles Garnier e aveva denti marci e lunghe unghie nere, confessò a un giudice di essere stato mosso dal desiderio di mangiare carne umana cruda. Un caso come questo -scrive l'autore di questo libro -ci consente di affacciarci in un mondo che accettava l'idea che il limite tra umano e animale potesse essere varcato e nel quale «le anime dei morti vagavano tra i vivi, le specie si tramutavano le une nelle altre e la vicenda delle forme era tale per cui non esistevano separazioni definitive tra le cose».
A favore di chi credeva nella trasformazione di uomini in animali c'erano i verbali dei processi nei quali gli imputati descrivevano la loro trasformazione, la vicenda di Nabucodonosor contenuta nella Bibbia, i testi classici di Apuleio e di Virgilio, i racconti contenuti nella Storia di popoli settentrionali pubblicata da Olao Magno nel 1555. C'era poi chi sosteneva che mostri metà uomini e metà animali nascessero da sodomiti e da atei i quali, contro natura, si accoppiavano anche con animali. All'inizio del Seicento nessun europeo colto accettava più la licantropia. Come si affermano nuclei di idee e credenze diffuse? Come passano e si fanno strade cose che appaiono, di primo acchito, inconcepibili? Credere alla realtà della stregoneria voleva dire ammettere alcune o tutte le cose seguenti: esseri umani che volano nell'aria, che si accoppiano nottetempo con il diavolo, che si trasformano in animali (di solito gatti o lupi), che provocano malattie, tempeste, carestie.
La credenza nella stregoneria non è un fenomeno tipico di società primitive e barbare: a essa prestarono fede personaggi come Giacomo I d'Inghilterra o il grande giurista e teorico della politica Jean Bodin. Come Lombardi dimostra assai persuasivamente, la credenza nella stregoneria non è una sorta di cedimento o una parte residuale del suo pensiero. Si connette invece alle coordinate di fondo della sua riflessione. Non è qualcosa che può essere nascosto sotto il tappeto lasciando intatto tutto il resto. Le pagine di Lombardi, che alla vasta letteratura sulla stregoneria ha già dato significativi contributi, fanno emergere - come deve accadere in ogni buon libro di storia -cose sorprendenti: non pochi fra i cacciatori di streghe erano più preoccupati di limitare le cacce che di alimentarle e non pochi "pezzi" del mondo delle streghe e dei lupi mannari sopravvivono ancora oggi.
Il caso del quarantenne programmatore per computer di San Diego in California che nel 2001 annunciò al mondo di essere ormai vicino al completamento del suo sogno di diventare una tigre non è particolarmente preoccupante. Anche se il poveretto ha speso centomila dollari, si è fatto affilare tutti i denti, ha un tatuaggio a strisce gialle e nere su tutto il corpo, si è fatto impiantare sotto il naso lunghi peli di lattice. Del mondo dei lupi mannari e delle streghe sopravvive qualcosa di molto più drammatico e pericoloso: l'idea che nella storia siano presenti e siano chiaramente individuabili le forze del male e che Dio, di conseguenza, stia dalla nostra parte.
Paolo Lombardi, «Streghe, spettri e lupi mannari. L'"arte maledetta" in Europa tra Cinquecento e Seicento», Utet Libreria, Torino, pagg. 200, € 20,00.

Copyright Il Sole © 2008



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