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Avvenire 02/06/2013

Kircher lettore del Voynich
In un incanto bibliografico romano passa un testo mai visto prima. Si tratta di libro che attesta come il gesuita tentò di decifrare (non riuscendovi) l'enigmatico manoscritto

di Massimo Gatta

I collezionisti di Athanasius Kircher (1602-1680), l’erudito gesuita, filosofo e decifratore di geroglifici, avranno ben cinque motivi per seguire con attenzione la prossima asta romana di Minerva Auctions. Cinque quanti sono i lotti che andranno aggiudicati a fortunati collezionisti kircheriani tra i quali si annovera anche Umberto Eco, che proprio su queste pagine dichiarò la sua passione qualche tempo fa. Di Kircher verranno offerte opere di indubbio interesse, non solo collezionistico, con stime adeguate al valore bibliografico degli esemplari, come i 2.100-2.300 euro (base d’asta) per la prima rara edizione della Musurgia Universalis (Roma, Eredi Corbellettie Ludovico Grignani, 1650), due volumi del celebre trattato sulla musica e sugli strumenti musicali, stampati in soli 1500 esemplari, 300 dei quali distribuiti per l’elezione del Generale dell’Ordine dei Gesuiti, al quale Kircher apparteneva. Ma l’interesse non finisce qui perché il lotto successivo è dedicato alla seconda edizionedell’IterExtaticum Kircherianum (Wurzburg, J.A. Endter, 1660), la prima con l’aggiunta di Schott (base d’asta 650-700 euro). In esso Kircher avanzava teorie davvero rivoluzionarie sulla natura, sui movimenti e le disposizioni di pianeti e stelle, teorie poi rifiutate da Huygens. Anche la Physiologia Kircheriana Experimentalis (Amsterdam, J. Waesberge, 1680), in prima edizione, è di indubbio interesse, pubblicata all’indomani della morte dell’erudito di Geisa dal fedele allievo J. S. Kestler, impreziosita da dieci incisioni su rame e decine di xilografie (base d’asta 1.300-1.500 euro), che raccoglie una grande quantità di osservazioni fatte da Kircher sulla statica, la meccanica, il moto, i metalli e gli insetti, il magnetismo e l’acustica. I due lotti successivi rappresentano invece un’assoluta novità in campo bibliografico, non risultando censiti in alcuna bibliografia e non presenti in nessuna delle raccolte pubbliche. Mi riferisco al De Lodovici Locatelli ArcanorumTheatro (Roma, Ludovici Grignani, 1670); la prima edizione del manuale alchemico di Locatelli venne impressa nel 1644 da Giovanni Pietro Ramellati. In questa rarissima dissertazione, invece, (base d’asta 3.500-4.500 euro) il gesuita prende stranamente in esame solo la seconda edizione del manuale di Locatelli, stampata a Venezia da Paolo Baglioni nel 1667. Ma è l’ultimo lotto in asta quello che più ci incuriosisce perché direttamente collegato a uno dei grandi misteri bibliografici degli ultimi secoli: il manoscritto Voynich, dal nome del libraio antiquario e rivoluzionario lituano Wylfrid Voynich, figura complessa, ambigua e oscura, che nel 1912 lo acquistò nel collegio gesuita di Villa Mondragone, direttamente dai gesuiti. Il codice è noto come MS 408, dalla segnatura con la quale è conservato alla Beinecke Library di Yale (che conserva anche le carte private di Voynich), a essa donato nel 1969 dal leggendario libraio antiquario Hans P. Kraus,ormai stanco di non riuscire a "piazzare" il manoscritto cifrato (che aveva acquistato nel ’61 per soli 24.500 dollari). Su questo codice si sono scritte intere biblioteche e tuttora rimane un mistero inviolato, scritto in un alfabeto sconosciuto, forse inventato, arricchito com’è da strani schemi astrologici e piante, e da inquietanti figure, molte delle quali di donne nude visibilmente incinte. Ma cosa c’entra il nostro Kircher con il codice? C’entra eccome. Infatti uno dei tanti proprietari che si sono avvicendati nei secoli (tra i quali pare anche Rodolfo II e l’alchimista John Dee), Johannes Marcus Marci di Cronland, inviò il manoscritto a Kircher a Roma nel 1666, perché l’erudito decifratore tentasse di sciogliere quel mistero linguistico. Finora la cosiddetta Lettera Marci con la quale parla a Kircher del manoscritto (o che addirittura accompagnava l’invio del manoscritto stesso o di una copia realizzata ad hoc), era nota agli studiosi in quanto conservata all’interno dello stesso manoscritto cifrato; assolutamente ignoto era invece se e quando Kircher affrontò la questione, non risultando che il gesuita avesse tentato di decrittare il codice, o che avesse intrattenuto una corrispondenza con Marci. Nel 1667 uno dei maggiori interlocutori del gesuita, lo scienziato boemo Godfried Aloys Kinner, scrive a Kircher chiedendogli se fosse riuscito a decifrarlo. Kircher non rispose mai e soprattutto non fu in grado di decifrare alcunché. Due anni prima di morire Kircher dona le sue proprietà (e i suoi libri) al Museo del Collegio Romano e nell’inventario redatto non risulta presente il codice cifrato. Ora dal buio del tempo riemerge questa rarissima "epistola" di Kircher (base d’asta 5.000-7.000 euro), Ad dominum MarcumMarci Cronolandensem epistula de manuscriptonotis arcanis exarato ab eodem misso, in qua secreta illius scriptionis usque ad praesens tempus inviolata omnibusque investigationibus elapsa aperire (Roma, Tipografiadella Congregazione di PropagandaFide, 1669), inviata a Marci proprio inrisposta «all’invio di un manoscritto cifratoe tentativo di una sua interpretazione»(dal titolo latino).Gli eventi successivi confermano il totaleinsuccesso di Kircher, ormai stanco emalato, di decifrare il misterioso codicepergamenaceo al quale, di recente, sonostati dedicati almeno tre interessanti romanzi: Il manoscritto MS 408. Storia del libro più misterioso del mondo, di ThierryMaugenest (Barbera, 2006), Il manoscritto di Dio di Michael Cordy (Nord, 2008) esoprattutto il romanzo investigativo diAldo Gritti (pseudonimo), I custodi della pergamena proibita (Rizzoli, 2012), cheavanza inquietanti ipotesi sul ruolo e lafigura del libraio (e pare cospiratore rivoluzionario)Wilfrid Voynich, correlate adaltre ben più drammatiche. Che dire. Bisognaforse lasciarsi prendere dalla storiaincredibile di questo manoscritto, cheancora mantiene inviolato tutto il suo fascinososegreto (o anche la sua imposturaforse di falso moderno), ben coccolatodai conservatori della Beinecke (che lohanno scansionato e messo online), inquesto supportati da un recente e documentatosaggio, L’enigma del manoscritto Voynich di Marcelo Dos Santos (Mediterranee,2009), citato anche in bibliografia nellascheda del lotto in vendita, che ci aiuta adistricarci meglio in questa lunga e complessa querelle bibliofolle che dal Rinascimento aoggi non smette di incuriosire, affascinaree anche turbare.

 

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Ultimo aggiornamento per la sezione Rassegna Stampa: 23/10/2017

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