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la repubblica 24/02/2011

24 febbraio La campagna pro-Mazzini e il fascino dell’esule Garibaldi
A Milano si avviano petizioni per la revoca della pena di morte a Mazzini. Gruppi di cittadini visitano a Caprera Garibaldi

di Nello Ajello

Quest’Italia che si avvia a diventare “una” ha un dovere da assolvere: la revoca della pena di morte che dal 1857 grava sul capo di Giuseppe Mazzini, quasi si trattasse, anziché di un fautore di libertà, di un pericoloso sovversivo. Ecco un argomento che richiama l’attenzione dell’Europa. Un quotidiano della vicina confederazione, La Nation Suisse, gli dedica stamane un lungo servizio, condividendo l’iniziativa recente assunta a Milano con un appello intitolato “Il richiamo dell’Esule”: vi si enumerano le benemerenze patriottiche di Mazzini e lo scandalo concernente il suo destino giudiziario. Le adesioni alla proposta di abrogare quella sentenza capitale affluiscono da ogni parte della penisola e si moltiplicano perfino a Torino - «città governativa per eccellenza», la definisce il foglio svizzero - e sono redatte in termini calorosi. Rappresentano la spia di un’opinione pubblica che non verrà facilmente sviata verso altri interessi. Un’autentica “campagna”. Gli organizzatori della protesta si adoperano perché le petizioni (tra le quali ascendono a varie centinaia quelle firmate da donne) vengano presentate al più presto in parlamento: e La Nation Suisse suggerisce che i deputati italiani seguano in questa circostanza, pronunziandosi in modo positivo, l’esempio dato da Garibaldi «nel tempo della sua dittatura a Napoli». A proposito dell’eroe dei Mille. Il conte di Cavour ha incaricato il comando generale della Regia Marina di far avvicinare Giuseppe Garibaldi, che si trova attualmente a Caprera, interrogandolo in merito ai suoi immediati progetti. Il tenente di vascello Del Santo, comandante della nave Ichnusa, ancorata alla Maddalena, è autorizzato ad aderire alle più varie richieste del generale. L’eroe verrà immediatamente accontentato, quale che sia il punto del Mediterraneo che voglia raggiungere, in Italia o all’estero. Qualora Garibaldi desiderasse invece sbarcare fuori di quel perimetro, il comandante Del Santo dovrà rivolgersi ai suoi superiori perché chiedano istruzioni alle autorità di governo. Si invita inoltre l’ufficiale, in via molto riservata, a sondare Garibaldi in merito a eventuali sue intenzioni di tentare qualche nuova impresa. Specie nell’Italia del Sud, il ricordo dell’esule di Caprera è molto vivo, e non accenna ad attenuarsi il fascino popolare da lui esercitato. Se n’è avuta la riprova a Napoli, la scorsa settimana, durante i festeggiamenti indetti all’annuncio della presa di Gaeta e della partenza di Francesco II alla volta di Roma. Fra le grida di osanna all’Italia unita predominava l’invocazione “Viva Garibaldi!”.Drappelli di popolani percorrevano la via Toledo sfarzosamente illuminata intonando canti in dialetto, inframmezzati da un intercalare diventato contagioso: “Eh, eh, eh! Garibaldi è il Viceré”. L’inno di Garibaldi è entrato nel repertorio dei raduni di quartiere a preferenza di qualunque altra cadenza musicale. Domani partono per Caprera alcune deputazioni di cittadini per salutare colui che è ormai consueto, nell’isola definire «il Capo della Nazione armata» o «il Primo Soldato della libertà». Anche qui le donne capeggiano il corteo dei visitatori. Ogni manifestazione che riguardi Garibaldi viene connessa, in parallelo, con una polemica nei riguardi del governo di Torino, cui si attribuisce l’abitudine a considerare la componente sarda del reame di Vittorio Emanuele II una sorta di riserva “coloniale”. Il cognome stesso dell’eroe di Caprera è diventato un simbolo di resistenza agli eccessi diplomatici che trovano Torino un interprete eccellente in Papà Camillo (così lo chiama il periodico satirico Il Fischietto ).Grande attenzione viene dunque dedicata, nell’isola, al trattamento che si intende riservare a Garibaldi: e il fatto che ci si comporti verso di lui con il massimo riguardo viene inteso come un modo «di salvare l’onore di un popolo», quello sardo, «troppo abituato a tollerare le vessazioni».Si dà per scontato che questo stato d’animo trovi una giusta considerazione a Torino. Anche perché, scrive oggi L’Unità italiana, le benemerenze patriottiche dell’isola sono lampanti: poco più di mezzo secolo fa, ad esempio, «la dinastia piemontese, che non pensava allora di essere italiana più di quello che vi pensi oggi il Gran Sultano, aizzò i sardi a una resistenza contro l’occupazione straniera»; e di ciò occorre ricordarsi. La sardità, la “meridionalità” (benché nato a Nizza) dell’esule di Caprera vengono agitate come bandiere, e non soltanto fra Cagliari e Sassari. A Palermo, gli allievi del collegio Garibaldi organizzano una manifestazione di strada quasi si considerino, per il solo titolo assegnato alla loro scuola, alla stregua di reduci da fatti d’arme risorgimentali. Reclamano di essere «sciolti dal servizio», esattamente come i garibaldini, e di essere autorizzati a percepire il «soldo di congedo». Intervenendo, una pattuglia di guardie fa rientrare gli studenti nel collegio. Intanto, il mondo dell’arte piange la scomparsa di due figure di primo piano del teatro italiano. A Torino si commemora l’attore-patriota Gustavo Modena, morto nella notte tra il 20 e il 21 febbraio. Pochi giorni prima se n’è andata anche Carlotta Marchionni, che si era ritirata dalle scene 12 anni fa e nella capitale sabauda si godeva la pensione che le era stata concessa dal re.

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Ultimo aggiornamento per la sezione Rassegna Stampa: 12/12/2018

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