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17/09/2010 - 18/09/2010 - Mendrisio, Svizzera

 La proprietà violata. Espropri, sequestri e confische in Europa e nelle sue colonie, XVI-XX secc.


Call for Papers

Enti Organizzatori:
Università della Svizzera italiana, Laboratorio di Storia delle Alpi, Mendrisio (Svizzera)

Informazioni:
Convegno Internazionale "La proprietà violata. Espropri, sequestri e confische in Europa e nelle sue colonie, XVI-XX secc.", Università della Svizzera italiana, Laboratorio di Storia delle Alpi, Mendrisio (Svizzera) 24-25 settembre 2010 Chiamata per contributi È generalmente ritenuto che nel corso degli ultimi secoli i regimi di proprietà vigenti nelle società europee siano evoluti da grammatiche possessorie multiple, ispirate ai principi della dissociazione e dell’infinita divisibilità dei diritti, a un modello di proprietà piena, esclusiva e individuale cristallizzatosi attraverso i codici e le legislazioni liberali ottocentesche. Questa evoluzione si sarebbe tradotta in un’aumentata protezione della proprietà e dei diritti dei proprietari a scapito delle «incertezze» delle intricate architetture economico-giuridiche e amministrative dell’Antico regime e dell’arbitrarietà delle istituzioni e delle organizzazioni che erano chiamate a garantirli. Secondo autorevoli specialisti della storia economica tra cui Werner Sombart e Douglas North, proprio tali architetture avrebbero rappresentato dei seri ostacoli alla piena affermazione della crescita economica e del capitalismo a causa degli elevati costi di transazione connessi alla protezione dei diritti di proprietà. La loro progressiva scomparsa sarebbe un chiaro sintomo della loro inefficienza, mentre l’affermazione della piena proprietà individuale (e la conseguente riduzione dei costi di transazione) sarebbe stata un elemento chiave nell’accresciuta efficienza del sistema economico. Numerose critiche emerse negli ultimi anni a riguardo di questo tipo di lettura si sono enucleate soprattutto attorno al suo carattere «evoluzionista». Non bisogna però dimenticare che anche all’interno di istituzioni ritenute «efficienti» (e quindi reputate in grado di tutelare al meglio i diritti di proprietà e il rispetto dei contratti) sussistono spazi di ambiguità che consentono la «violazione della proprietà». Proprio traendo spunto da tale considerazione, il convegno si propone di indagare e discutere dal punto di vista storico le connessioni tra i modelli di proprietà e i fattori e i momenti che ne hanno indotto la violazione. Se dal punto di vista storico numerose ricerche hanno analizzato la violazione dei diritti della possessione multipla a favore dell’individualità proprietaria (ad esempio attraverso la soppressione dei diritti d’uso comuni e i processi di privatizzazione dei beni d’uso collettivo o promiscuo), meno numerose sono quelle che hanno focalizzato la loro attenzione sulla violazione della proprietà individuale a favore della collettività, ad esempio attraverso i processi di espropriazione, sequestro e confisca messi in atto dalle pubbliche autorità. Tali procedure possono tuttavia aprire delle piste di riflessione circa il rapporto tra i modelli di proprietà, la forza della loro tutela e i margini della loro violabilità. In tale prospettiva, tre assi portanti ci sembrano imporsi: 1. Le espropriazioni riguardano generalmente operazioni attraverso le quali il sovrano (lo Stato) acquisisce per motivi di interesse generale dei beni immobili privati, stabilendo nel contempo degli indennizzi a favore dei proprietari espropriati. Già contemplata nella tradizione medievale del diritto comune e nelle norme del diritto di Antico regime, tali opzioni vengono ribadite anche in epoca liberale – epoca che nel contempo sancisce il carattere naturale e imprescrittibile del diritto alla proprietà. Difatti, le legislazioni nazionali Otto e Novecentesche non rinunciano ad attibuire allo Stato la possibilità di limitare il diritto alla proprietà individuale, subordinandolo al principio dell’«interesse generale». Attribuendo unicamente allo Stato un ruolo attivo nella dichiarazione dell’«interesse generale» si rischia tuttavia di lasciare in ombra le trame (sovente meno visibili) che legano gli interessi (generali) dello Stato a quelli particolaristici degli ambiti territoriali locali e degli attori economici che vi sono coinvolti. Quale dialettica lega i vari gradi territoriali del potere politico all’interno dei processi di espropriazione? Come si articola l’interesse generale con gli interessi particolaristici e specifici e quale ruolo attribuire loro nei processi di esproprio? E, infine, quali differenze caratterizzano le operazioni di esproprio in ambito urbano e quelle riguardanti ambiti extraurbani? Accanto agli espropri, anche i sequestri e le confische configurano casi di violazione della proprietà: come e perché hanno luogo queste procedure? A quali criteri di giustizia si fa appello per legittimarne il concreto attuarsi? Tali questioni potranno essere declinate sia in relazione allo spazio europeo, sia con riferimento all’intervento degli Stati europei nelle loro colonie, così da poter esplorare il nesso fra violazione della proprietà e forme di dominazione economico-politica. 2. Direttamente connessa alle questioni appena enucleate si delinea anche la problematica riguardante le relazioni tra espropri, sequestri e confische e le dinamiche degli scambi fondiari e immobiliari. Già nel 1909, nella sua tesi dedicata agli espropri e ai prezzi dei beni fondiari a Parigi tra il 1860 e il 1900, Maurice Halbwachs aveva mostrato come le espropriazioni avessero provocato un forte aumento dei prezzi dei terreni attraverso un meccanismo di anticipazione dei profitti futuri. Accordando ai proprietari espropriati delle indennità troppo elevate, le istanze amministrative avrebbero favorito l’aumento dei prezzi immobiliari, altresì alimentato dalla politica dei grandi lavori pubblici. Ma come si delineano le dinamiche dell’indennizzo all’interno dei rapporti tra gli attori economici e le istanze del potere politico-amministativo? In quale misura una procedura di esproprio (ed eventualmente quelle di confisca e sequestro) modificano le dinamiche delle transazioni fondiarie e immobiliari? E come evolvono tali transazioni dopo simili procedure? 3. Un’inchiesta francese ha mostrato che negli anni ’80 del XX secolo l’attuazione di espropriazioni «forzate» senza il consenso dei proprietari era minoritaria rispetto alle procedure di cessione consensuale di beni immobili oggetto di dichiarazione di interesse generale o di utilità pubblica. In quale misura tale risultato è trasponibile anche a epoche precedenti e a contesti politico-territoriali diversi? È possibile delineare una relazione tra il grado di protezione legale dei proprietari e l’intensità del ricorso agli strumenti del contenzioso giuridico-amministrativo? L’analisi delle procedure di esproprio «forzate» può fornire significative indicazioni circa la loro interpretazione in quanto momento di violazione del diritto di proprietà. Quali tipi di beni immobili e di infrastrutture sono più facilmente oggetto di contestazione di fronte alle istanze dello Stato (strade e trasporti, riserve fondiarie, servizi energetici o di gestione delle acque, servizi e infrastrutture urbane, rinnovamento urbanistico, alloggi)? Quali categorie sociali sono più spesso coinvolte (privati, associazioni, comuni, associazioni immobiliari, enti di diritto privato, società, ...)? E, infine, sulla base di quali criteri sono determinati gli indennizzi, e quali le logiche di valutazione espresse dalle parti coinvolte nelle procedure di espropriazione? Organizzazione: - Michela Barbot, Università Luigi Bocconi, Milano - Luigi Lorenzetti, Laboratorio di Storia delle Alpi, Università della Svizzera italiana, Mendrisio; -Luca Mocarelli Università degli Studi di Milano Bicocca Comitato scientifico: -Marco Cattini, Università Luigi Bocconi, Milano (Italia) - Jean-François Chauvard, Ecole française de Rome (Francia) - Rosa Congost, Universitat de Girona (Spagna) - Jon Mathieu, Università di Lucerna (Svizzera) Proposte di comunicazione: Le proposte di comunicazione con un titolo e un breve riassunto della comunicazione (massimo 2000 caratteri) sono da inviare via e-mail entro il 30 luglio 2009 al seguente indirizzo: luigi.lorenzetti@arch.unisi.ch

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