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Nome
Ugo

Cognome
Tucci


Data di morte
13/03/2013

Università
Università Cà Foscari di VENEZIA

Testimonianza

14/03/2013

 

Il collega Luciano Pezzolo mi comunica che ieri è mancato Ugo Tucci, esemplare figura di studioso di storia economica dell'età moderna. Il presidente e il Consiglio Direttivo della SISEM si associano al dolore di quanti l'hanno conosciuto ed apprezzato ed invitano i soci e le socie che vogliono onorare la memoria di Ugo Tucci ad inviare i loro testi all'apposita rubrica del nostro sito.

 

Marcello Verga <marcello.verga@unifi.it>

Presidente SISEM

 

 

14/03/2013

 

Ci saranno altri, o altri momenti, per ricordare la statura dello storico Ugo Tucci, l'ultimo della generazione degli Alberto Tenenti e Ruggero Romano, che avevano contribuito in maniera determinante ad aprire la storiografia italiana degli anni '60 e '70.

In questo momento voglio solo ricordarlo come il mio tutor di dottorato, come la persona che più di ogni altro mi ha insegnato il mestiere, con una onestà intellettuale e una sensibilità che sono stati i suoi primi insegnamenti. Credo di ricordarmi quasi tutte le sue osservazioni o i suoi consigli praticamente alla lettera. Era portatore di un'idea di fare storia basata saldamente sulla conoscenza d'archivio, ma che non si esauriva certo nella illustrazione, anche se esperta, dei documenti. Era un uomo colto e curioso, che educava alla libertà  intellettuale, nonostante la sua visione poco idealistica e assai concreta del mondo accademico e della ricerca ("Faccia così: ordini sempre un pezzo d'archivio che le interessa e uno che non c'entra nulla, così, per sviare i curiosi...").

La sua provenienza dall'archivistica (era stato Direttore dell'Archivio di Stato a Trieste) e la sua biografia (aveva combattuto credo in Grecia) ne facevano una persona aperta e pratica. Era un gran procacciatore di buoni pasto per giovani squattrinati ai convegni Datini. Le ore che passavamo in treno per andare assieme al dottorato della Bocconi erano spesso... molto più interessanti degli incontri di dottorato. I racconti variavano dalle idiosincrasie di Braudel, alle origini del Cristianesimo, a quello che le ragazze lasciavano fare ai ragazzi negli anni '30.

Non so come sia stato come docente (non ho mai seguito una sua lezione) ma era un conferenziere e uno scrittore preciso e tagliente. Ha pubblicato la sua prima monografia a 91 anni, ma in compenso la sua (unica) raccolta di articoli si apriva con le parole di Braudel: "Ho spesso chiesto, anche con insistenza, a Ugo Tucci di riunire in un volume i suoi articoli su Venezia".

Grazie di tutto prof. Tucci.

 

Andrea Zannini <andrea.zannini@uniud.it>

 

 

14/03/2013

 

Il giorno 13 marzo è mancato a Perugia Ugo Tucci, professore emerito di Storia Economica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tucci era nato a Spoleto nel 1917 e, dopo la laurea in Giurisprudenza a Roma era entrato nell’amministrazione degli Archivi di Stato. Parallelamente all’attività di archivista (a Trieste e a Venezia) seguì studi di storia economica veneziana. Incoraggiato da Gino Luzzatto, si dedicò a ricerche sul mondo mercantile nel Rinascimento e nel 1957 pubblicava le lettere del mercante Andrea Berengo (1553-1556), frutto di un periodo di soggiorno presso l’Ecole des Hautes Etudes di Parigi, la mecca degli storici del secondo dopoguerra, che gli permetteva di intrecciare rapporti con Lucien Febvre e soprattutto con Fernand Braudel, nonché con coloro che sarebbero diventati amici fraterni, Ruggiero Romano e Alberto Tenenti. La fine degli anni Cinquanta avrebbe visto proprio Tucci, Romano, Tenenti, assieme a Gaetano Cozzi e Marino Berengo lavorare nell’Archivio dei Frari, in una eccezionale congiuntura caratterizzata da un profondo rinnovamento della storiografia internazionale che aveva Venezia come uno degli epicentri.

Profondo conoscitore della documentazione veneziana e attento lettore della storiografia internazionale, Tucci ha prodotto una serie imponente di saggi e ricerche che riguardano la storia economica – e non solo – sia di Venezia sia dell’Italia medievale e moderna. I suoi interessi, assai ampi, si focalizzarono su questioni monetarie, navali e mercantili, ma non disdegnò incursioni su numerosi altri aspetti della vita economica e sociale di Venezia. Alcuni tra i suoi migliori studi sono stati raccolti nel volume Mercanti, navi, monete nel Cinquecento veneziano (Bologna 1981) mentre molti altri sono sparsi in riviste, miscellanee e atti di convegni. Purtroppo, alla proposta rivoltagli pochi anni fa di ripubblicare in volume altri suoi lavori rispose con un secco rifiuto, affermando che non bisognava rispolverare saggi che oramai avevano fatto il loro tempo. Questo episodio rispecchia la figura di Ugo Tucci, una personalità di certo non semplice, di carattere forte, ma anche di una estrema modestia e di grande generosità. Un uomo con un forte senso delle istituzioni e del proprio ruolo di studioso.

Ritiratosi dalla docenza a Ca’ Foscari, che aveva ricoperto dal 1971 al 1992, scelse di tornare nella sua Umbria, ma non abbandonò certo gli abiti di studioso. Membro attivo del Comitato direttivo della Storia di Venezia edita dalla Treccani, continuò a scrivere recensioni, articoli pubblicando altresì la sua unica monografia, Un mercante veneziano del Seicento: Simon Giogalli (Venezia 2008), un volume che coniuga una notevole chiarezza espositiva con una profonda conoscenza del mondo veneziano. Con la scomparsa di Ugo Tucci si chiude una fase straordinaria non solo degli studi su Venezia ma anche della più prestigiosa storiografia economica e sociale influenzata dalla scuola francese di Braudel. Se n’è andato l’ultimo dei grandi.

 

Luciano Pezzolo <pezzolo@unive.it>

 

 

21/04/2013

 

E' scomparso poche settimane fa Ugo Tucci, uno storico e una figura centrale nell'ambito della storiografia su Venezia e non solo. Si allontana da noi lui un illustre rappresentante di una generazione, quella del dopo guerra, che con Fernand Braudel, Ruggiero Romano, Alberto Tenenti, Marino Berengo è stata un punto di riferimento fondamentale per gli storici della generazione successiva. Per chi si occupa di storia di Venezia era pressoché obbligatorio passare in rassegna quello che il "vecchio" Tucci aveva scritto sull'argomento (96 anni, raggiunti con una lucidità straordinaria e lusinghiera e in buona salute non avviene per tutti gli addetti). Essendosi formato, oltre che a Parigi con F. Braudel, nel produttivo compito dell'archivista (a Venezia, ambiente quanto mai ricco di sollecitazioni) riteneva giustamente che il documento fosse il primo passo necessario per qualsiasi elaborazione teorica. Aveva quindi in uggia riviste e dibattiti che si fossero allontanati da una documentazione di base. Ne ho fatto le spese io stesso, allorquando mi sono confrontato con il modello "protoindustria", "avendo aggiunto vino buono in botti vecchie", come ebbe modo di redarguirmi. Naturalmente avevo in quella occasione qualche argomento di difesa, ma il segnale era quanto mai chiaro. Di un'altra rivista annotava come fosse rimasta "all'ipotesi cartesiana", ma in questo caso non vorrei fare un riferimento più preciso: mi basta ricordare un insegnamento obbligatorio per tutti noi. Mi piace ricordare ancora come Tucci fra tutti i più o meno giovani ottenesse una grande simpatia umana, proprio perché il suo approccio ironico e di voluto basso profilo risultava alla fin fine estremamente didattico e accattivante. In altre parole non amava prendersi sul serio. Quando si parlava delle sue innumerevoli ricerche, ben documentate e svolte in tutte le direzioni, si scherniva dicendo "che volete... ho qualche decennio alle spalle". I "maestri" e gli "allievi" ? Possono esistere all'inizio della carriera di ognuno. In seguito ciascuno segue la propria strada, quindi ogni accostamento è improprio. I "grandi storici" ? E' una questione di prospettiva temporale, dopo qualche decennio ogni storico viene ridimensionato, naturalmente egli stesso. Uomo di grande coerenza e precisione, non amava ritardi. Note le sue sfuriate, che si acquietavano ben presto, incapace di nutrire rancori di sorta. Ritornato nella natia Perugia, per alcuni in periferia rispetto a Venezia, annotava come fosse ancora una volta una questione di prospettiva geografica: Perugia non era forse più vicina al centro? In definitiva ci mancherà la sua bonomia e competenza, ed è con questi caratteri umani e disciplinari che lo vogliamo ricordare.

 

Salvatore Ciriacono <salvatore.ciriacono@unipd.it>

 


Ultimo aggiornamento per la sezione Anagrafe degli Studiosi: 10/12/2018

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