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il sole 24 ore -  7/06/2009

Le virtù dell'uncino invisibile
I pirati dei secoli scorsi applicavano la teoria economica di Adam Smith: per garantire il successo delle loro imprese si erano dati una governance fatta di regole certe e condivise

di Giorgio  Barba Navaretti

I comandanti delle 20mila navi che ogni anno solcano il golfo di Aden scrutano l'orizzonte con l'ansia di essere attaccati da un manipolo di pirati somali. Ma come riconoscerli? I corsari moderni non usano più la mitica Jolly Roger, la bandiera nera con teschio e ossa incrociate bianche, un simbolo ben noto agli equipaggi dei bastimenti mercantili che incrociavano gli oceani nei secoli scorsi. Forse meglio, penserete. A parte qualche episodio cruento, quasi tutti gli ostaggi dei pirati somali sono sopravvissuti. Solo morte e distruzione, invece, poteva seguire all'avvistamento del teschio bianco in campo nero. Errore! La Jolly Roger lasciava una via di scampo. Significava, arrendetevi, mollate il bottino e non vi sarà torto un capello. Già, ma come credere a quelle ciurme di spietati bugiardi? Invece, avreste potuto fidarvi, perché le azioni dei pirati erano guidate dalla mano invisibile dell'uomo economico di Adam Smith, anzi, dall'uncino invisibile. Così si intitola il bel libro di Peter Leeson (The Invisible Hook. The Hidden Economics of Pirates, Princeton University Press) che analizza i fondamenti economici dell'apogeo dell'epoca piratesca, a cavallo tra il Seicento e Settecento e secondo il quale molte delle azioni e delle prassi dei corsari sono riconducibili al comportamento razionale che ancora oggi governa (almeno in parte) i mercati.
Perché fidarsi della Jolly Roger dunque? Perché ai pirati non conveniva far troppi danni. Una resistenza degli abbordati, per quanto debole, poteva comunque danneggiare le navi, causare perdite negli uomini e rovinare il bottino: costi inutili. La Jolly Roger mandava un messaggio chiaro e induceva gli arrembati a non far resistenza. E l'esempio di quello che la teoria economica moderna chiama signalling, un segnale che riduce l'asimmetria informativa nelle transazioni tra due controparti.
Per essere credibile il segnale della Jolly Roger doveva fondarsi su una solida reputazione. Come riuscivano quelle bande di anarchici a essere disciplinate nel nome dell'uncino invisibile? Possibile che a nessuno tra loro venisse voglia di far fuori qualche vittima? In realtà quelle bande erano regolate da una governance che farebbe invidia alla più sofisticata corporation.
Ogni spedizione aveva una Costituzione interna, approvata all'unanimità da tutto l'equipaggio, che definiva norme di comportramento, sanzioni e regole per come dividersi il bottino. E la minaccia era credibile: i predati che si ribellavano non avevano scampo.
È noto che fin dai tempi dei primi bucanieri la navigazione corsara era governata da regole precise, spesso democratiche: il capitano era eletto a maggioranza. Ma non è chiaro come mai queste comunità si fossero date simili codici. Secondo Leeson la ragione era economica, l'invisibile uncino.
In una società che vive clandestina, al di fuori della sovranità di uno Stato e delle sue istituzioni, un sistema di regole è necessario per perseguire l'interesse comune del massimo profitto. L'elezione democratica del capitano impediva che questi abusasse del suo equipaggio. L'antitesi di quanto avveniva sulle navi mercantili, che avevano un padrone e dove un comandante autocratico, protetto dalle leggi e dai tribunali dello Stato, aveva potere totale sui suoi uomini. Al di fuori dello Stato, la cupidigia dei capitani poteva essere contenuta solo dai checks and balances di un sistema elettorale.
Limitati i poteri del comandante, cosa garantiva che la ciurma non si ribellasse e che ognuno lavorasse in modo cooperativo all'obiettivo finale? Intanto la distribuzione relativamente egualitaria del bottino (il comandante aveva in genere due o tre parti in più di quelle che toccavano al semplice marinaio), il divieto del gioco e di portare a bordo donne o ragazzi riducevano le occasioni di litigio. Inoltre il comportamento deviante era sanzionato in modo piuttosto brutale: il taglio del naso e delle orecchie, la pena capitale o il marooning ossia l'abbandono su un'isola deserta con un po' d'acqua e una pistola con due colpi in canna: vedi Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi. E ancora regole precise per evitare esternalità indesiderate sui compagni: vietato fumare sotto coperta; vietati gli schiamazzi da ubriachi dopo una certa ora. Codici da cantone svizzero!
Infine, era prevista la costituzione di un "bene pubblico" da cui un membro della ciurma veniva escluso in caso di comportamento deviante: una cassa comune, finanziata dai proventi del bottino, che permetteva di indennizzare i marinai feriti, una sorta di assicurazione sull'invalidità, che riduceva anche la tentazione di defezionare e sottrarsi ai rischi di un arrembaggio.
Il fatto sorprendente è che questo sistema di regole emerse a poco a poco con la consuetudine delle spedizioni corsare, già con i primi bucanieri all'inizio del 1600 e non fu imposto da una qualche autorità superiore. Diventare corsari era infatti una scelta con ragionevoli fondamenti economici. Seguire la vita clandestina significava avere la possibilità di guadagnare molto di più che nella marina mercantile, lavorando in condizioni migliori. Se lo stipendio medio di un marinaio a cavallo tra il '600 e il '700 variava tra 15 e 33 sterline all'anno, -una buona stagione da corsaro poteva rendere oltre mille sterline.
Per questo motivo in quell'epoca nei Caraibi la popolazione dei pirati contava oltre duemila persone, tra il 10 e il 20 percento di tutti gli addetti della Royal Navy.
I codici dei pirati, insomma, stabilivano regole chiare che permettevano di cooptare nuovi adepti in iniziative che assomigliavano alle moderne cooperative, in antitesi all'autarchia dei "capitani padroni" dei regolari bastimenti mercantili.
Naturalmente, l'uncino non aveva per oggetto la lecita compravendita di beni ma il furto. Tuttavia questi atti erano governati da regole dettate da motivi economici e coerenti con il comportamento razionale degli individui. La storia dei pirati ci ricorda che qualunque attività criminale organizzata, dalla mafia, fino al terrorismo può essere debellata solo minandone i fondamenti e le motivazioni economiche che ne giustificano l'esistenza. I pirati del golfo di Aden hanno semplicemente scelto il modo migliore per sopravvivere in un angolo del mondo con un clima infame, uno Stato inesistente, sconquassato da guerre tra bande e dove l'oro del commercio mondiale scorre quotidianamente sotto i loro occhi.
Quali codici governino le loro azioni non è chiaro. Ma certamente per gestire decine di navi, centinaia di ostaggi - che devono rimanere vivi e in buona salute - e negoziare riscatti milionari avranno regole di condotta complesse e coerenti con la natura economica della loro attività. Sarebbe interessante studiare se sono le stesse messe a punto dai loro antenati quattro secoli fa.

Copyright Il Sole © 2009



Ultimo aggiornamento per la sezione Rassegna Stampa: 8/2/2010
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