La ricerca ricostruisce l’attività delle stamperie della famiglia Malatesta di Milano (“stampatori regi e camerali”), dall’esordio fino alla terza generazione (quella di Giovanni Battista e Marco Tullio, immortalati dalla penna del Manzoni). Attraverso lo studio della produzione e del commercio, da un lato, e della committenza “istituzionale” e dei privilegi annessi, dall’altro, è stato possibile ricostruire l’attività quotidiana di questa florida impresa editoriale, contribuendo oltretutto a colmare in parte la lacuna storiografica che abbraccia il mondo dell’editoria milanese del XVII secolo. Un’impresa peculiare, quella dei Malatesta, il cui lavoro al servizio delle istituzioni fu largamente riconosciuto e ricompensato, tanto a Milano quanto a Madrid. Proprio a partire dalla contiguità – anche spaziale – con le istituzioni milanesi, nel corso delle tre generazioni prese in esame, i Malatesta seppero costruirsi un proprio florido spazio di mercato. Infatti, alla redditizia pubblicazione di gride e bandi seppero affiancare (costose) pubblicazioni spesso finanziate dal Consiglio Generale o comunque genericamente destinate in primo luogo agli ambienti che gravitavano intorno alle istituzioni, instaurando così con le magistrature e i magistrati un rapporto di fiducia che non si risolveva nella semplice stampa su commissione di bandi e altri materiali “di cancelleria” sancita dal privilegio; neppure trascurarono una produzione dalla circolazione più ampia, tra cui spicca la cospicua produzione di fogli di notizie (i cosiddetti “avvisi”, le cui fonti erano loro accessibili grazie anche alla confianza con i Governatori e, più in generale, con l'establishment milanese).