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il sole 24 ore 05/03/2017

Louvre, la burla del poeta
Il Museo acquistò il busto «rinascimentale» di Girolamo Benivieni. In realtà, si trattava del ritratto di un fabbricante di sigari dell’Ottocento

di Marco Carminati

Se ci trovassimo improvvisamente di fronte al busto di terracotta qui accanto riprodotto e ci venisse chiesto di dire qualcosa, moltissimi di noi non saprebbero dire nulla. È normale che sia così, perché per rispondere a certi quesiti è necessario essere dei veri esperti d’arte, ovvero degli storici dell’arte di professione, del ramo dei «conoscitori», capaci - con la sola forza dell’occhio e dell’esperienza - di capire quando, dove e da chi sia stata realizzata un’opera d’arte come questa. Inoltre, i conoscitori di professione sanno che un grave pericolo incombe sulle opere d’arte d’ogni tempo: l’insidiosa presenza dei falsi. La storia del busto qui riprodotto, magistralmente rievocata da Fabrizio Corrado e Paolo San Martino nel numero di ottobre-dicembre 2016 della rivista «Nuova Antologia», risulta davvero emblematica di quanto possano essere terribilmente insidiosi i falsi artistici e di quanto imbarazzo possa suscitare il loro riconoscimento. La singolare beffa - che ebbe eco a livello europeo e mise in subbuglio la Francia di Napoleone III - iniziò a Firenze nel 1864. L’antiquario francese Louis Félix de Nolivos aveva raggiunto il capoluogo toscano e senza indugio s’era recato nella bottega del collega antiquario Giovanni Freppa in via Della Vigna. Da discutere c’era un’importante faccenda. Nolivos aveva infatti ricevuto la “soffiata” da un certo Rivet di Milano che nella bottega fiorentina del Freppa avrebbe trovato uno spettacolare busto rinascimentale in terracotta che ritraeva, nientemeno, che il poeta fiorentino Girolamo Benivieni (1453-1542), un celebre intellettuale legato alla corte dei Medici e grande amico di Pico della Mirandola. L’opera esisteva sul serio e Nolivos non venne sfiorato da dubbi: convinto di essere di fronte a un capolavoro della plastica fiorentina del Rinascimento, offrì a Freppa 700 franchi (un franco corrispondeva a una lira) e si assicurò il busto.

L’opera venne spedita a Parigi e fu accolta da una folla osannante che andò ad ammirarla all’Esposizione tenutasi ai Campi Elisi nel 1865. Come se non bastasse, al coro degli elogi si aggiunsero gli entusiastici apprezzamenti dell’imperatore Napoleone III, improvvisatosi, per l’occasione, “esperto” di scultura. Pochi mesi dopo l’apoteosi, l’antiquario Nolivos morì e la sua collezione venne messa all’asta nel 1867 all’Hôtel Drouot.Il «Busto di Benivieni» se lo aggiudicò il conte Alfred Émilien van Nieuwerkerke, per il robusto prezzo di 13.600 franchi. Il conte Nieuwerkerke non era uno qualunque: era il direttore generale dei musei di Parigi e dei dintorni (cioè del Louvre, del Luxembourg, di Versailles e di Saint-Germain-en-Laye), era membro dell’Accademia di Belle Arti, era senatore ed era l’«Intendente per l’arte della casa imperiale». Gli artisti più progressisti lo odiavano cordialmente perché Nieuwerkerke era anche l’organizzatore dei Salons des Beaux Arts parigini nei quali, quasi senza eccezioni, le opere più innovative venivano sistematicamente bocciate. L’onnipotente Nieuwerkerke si rese celebre per non aver mai voluto acquistare per i musei pubblici francesi un Corot, un Courbet e neppure il Déjeuner sur l’herbe e l’Olympia di Manet. «Il busto del Benivieni», invece, lo acquistò senza batter ciglio e lo fece solennemente posizionare al Louvre accanto ai Prigioni di Michelangelo e alla Ninfa di Cellini. La terracotta venne ritenuta un capolavoro di scultura fiorentina tra il 1490 e il 1510, ma nessuno diede molta importanza al fatto che, all’appello, mancava ancora un dato piuttosto fondamentale: il nome esatto dello scultore. La risposta giunse di lì a poco dall’Italia e fu un’autentica doccia fredda. Il medico ed esperto d’arte Alessandro Foresi scrisse al direttore del Louvre per comunicargli che l’autore della statua era ben noto, era effettivamente fiorentino, ma non era uno scultore del Rinascimento bensì del... Risorgimento! L’autore del busto era infatti il trentacinquenne Giovanni Bastianini (1830–1868), che aveva venduto l’opera all’antiquario Freppa per 350 franchi. Avendo sborsato per la statua la bellezza di 13.600 franchi, Émilien van Nieuwerkerke ebbe un sussulto di sdegno e ordinò ulteriori indagini. Ma le cose andarono di male in peggio: non solo il busto risultò una scultura certamente realizzata da Giovanni Bastianini, ma il soggetto non era affatto l’aulico poeta Benivieni tanto decantato, bensì un tal Giuseppe Bonaiuti, fabbricante di sigari, vestito «alla moda» fiorentina del XV secolo. Si venne a sapere anche che il talentuoso Bastianini - di famiglia poverissima - per campare realizzava busti e bassorilievi alla maniera del Rinascimento per alcuni negozianti senza scrupoli che li acquistavano per quattro soldi e poi li rivendevano come originali. Nel 1848 l’antiquario Freppa aveva ingaggiato il Bastianini per due franchi al giorno e gli faceva eseguire ritratti nello «stile del XVI secolo» destinati al mercato dei collezionisti... e degli allocchi. Scoperta l’amara verità, il «Busto del Benivieni» venne fatto sparire dalle sale del Louvre e ricoverato nei depositi dove ancor’oggi si trova. Ma la “scottatura” continua a bruciare: la scheda del catalogo online dedicata alla statua appare piuttosto reticente nel raccontare con chiarezza come siano andate effettivamente le cose.

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Ultimo aggiornamento per la sezione Rassegna Stampa: 30/10/2021

Responsabile della sezione Rassegna Stampa: Enrico Valseriati - rassegna@stmoderna.it

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